mercoledì 23 dicembre 2015

Un racconto con tanti padri ma senza un titolo





Quello che segue è un racconto frutto di un esperimento di scrittura collettiva online. Gli autori sono 11 ma nessuno di loro ha ancora dato un titolo al racconto. Quando lo avrete letto  mi piacerebbe che ognuno di voi provasse a dargliene uno attraverso un commento. Grazie




L'asfalto era livido, sembrava di stare in America quando piove. Menino e Francis si strinsero nei loro cappotti per resistere a quel freddo pungente. "Un momento.. ma quella ragazza, al bar, sbaglio o l'abbiamo già vista?" disse improvvisamente Francis. 
Menino, guardando l'orologio, “E' l'ora della rissa?" rispose, indeciso fra ilarità e disperazione.
Facevano i musicisti, Menino alle percussioni e Francis alla batteria, suonavano con 4 gruppi diversi, praticamente tutte le sere. Spesso facevano tournée nel nord Italia o in Francia, in Austria, Germania.. Spesso non ricordavano con precisione in quale città fossero, ma Francis ricordava perfettamente come doveva fare a scatenare una rissa. Il motivo era sempre lo stesso: una donna, magari accompagnata, che Francis sceglieva alla fine del secondo brano della scaletta, e che poi fissava per tutto il concerto.
Menino era un indio della Patagonia di un metro e novanta e Francis un basco autentico di un metro e sessanta. Insieme facevano l'articolo "il" con grande disinvoltura. I loro amici più cari erano anche loro musicisti (gioco forza) e suonavano spessissimo insieme. Richard al basso, un camerunese le cui mani erano grandi come Francis, e Pascal alla chitarra, un francese di origini giamaicane la cui dolcezza e affabilità faceva da contrappunto al clima generale del gruppetto.
Spesso venivano chiamati tutti e quattro a fare la ritmica a grossi nomi del jazz o a suonare in dischi di tutti i generi.
Il fumo del locale era solido, freddo, e la porta d'entrata creò un piccolo vortice chiudendosi alle spalle di Menino. Aveva tentato di fermare l'amico, con una inutile mano sul braccio, ma Francis aveva già lo sguardo fisso di chi vede lontano. 
Un jazz stazzonato e distratto avvolgeva i clienti, ma per Francis era già un richiamo. Come un vecchio lupo si aggirava tra i tavoli, cercando un posto, il suo posto. Ma sapeva bene dove dirigersi. Doveva solo affinare la tattica. 
Menino temeva questi momenti, ma ne era anche affascinato. Temeva la potenza esplosiva di Francis, la sua improvvisa sterzata ed aveva anche imparato a leggerla in quel lampo di divertimento che Francis emanava dagli occhi poco prima di erompere. Lo affascinava la determinazione e quel qualcosa che a lui pareva anche entusiasmo, dedizione in quelle azioni che spesso andavano a finire in rissa, ma che con sempre maggiore certezza credeva trattarsi quasi di arte, di visione estetica. Restava sempre inerte, inebetito quando Francis partiva e puntava la donna. C'era qualcosa di ineluttabilmente ancestrale che lo soggiogava.
Intanto sul palco era salita una cantante, una bella donna con lunghi capelli scuri, ondulati, raccolti in una treccia fermata con un nastro rosso. Portava un lungo e seducente abito scollato sulla schiena fino a scoprirle i fianchi che scendeva sinuoso segnandoli un poco; un lungo spacco centrale le scopriva le lunghe gambe vestite con autoreggenti a rete di colore nero. Era nero anche l'abito con una rosa rossa appuntata proprio dove i seni prorompenti straripando dalla scollatura generosa si raccoglievano per il sogno erotico maschile. Cantava una languida canzone con la sua voce roca impastata dal fumo, quello del locale e della sua sigaretta da cui non si staccava mai, neanche quando cantava.
Si guadagnava da vivere così, Carmen, donna provata dall'alcol, dal fumo e dal sesso, unici compagni di viaggio di una vita tanto amata quanto vissuta che tuttavia non avevano scalfito la sua bellezza, anzi le donavano quel fascino particolare di quarantenne esperta e generosa. 
Alla vista di Francis un sussulto del cuore la fa trasalire, un brivido le corre lungo la schiena nuda e la fa impallidire, la voce trema un poco ma l'incedere sicuro e lo sguardo profondo dell'uomo che trafiggendola la possiede, riesce a placare l'ansia e il desiderio che piano piano l'avvolge, scalda la sua voce e la melodia addolcisce l'aria del locale impregnato dal fumo.
Gli abituali avventori che già pregustavano il finale che lei era solita offrire, avvertono odore di bruciato, la delusione serpeggia nel loro animo e la vendetta si fa strada nei loro cuori. Quasi contemporaneamente e senza consapevolezza alcuna ma mossi da ormonale ardore si preparano fiutando il pericolo. Menino tenta di fermare l’amico ancora una volta, prova a bloccarlo con entrambe le braccia senza successo . Francis sembra ipnotizzato da quella visione e il fermento che si avverte intorno lo eccita ancora di più; sembra intenzionato a proseguire, ma improvvisamente si ferma tutto:black out.
La situazione già tesa, precipita e sfocia nel caos più totale. Col buio tutto è permesso:mani che toccano, pugni che colpiscono innocenti, sgambetti involontari, furti dal bar e via dicendo. In pochi istanti il locale diventa l'inferno in terra. Francis, dotato di occhi felini,si muove a suo agio e,anche se distratto dal casino generale, non perde di vista il suo target e arriva a pochi centimetri dalla cantante."Sono Francis, l'uomo che sogni da sempre!" le sussurra nel buio in un orecchio.
Nel trambusto generale nessuno si accorge di loro; anche stavolta c'è stata una rissa ma provocata involontariamente da Francis che questa sera sperimenta qualcosa di nuovo, inedito per il suo cuore. Non è mai stato avvezzo a sentimentalismi e romanticherie ma qualcosa lo ha colpito, Carmen con il suo languore, il suo sguardo triste e malinconico, la sua esuberante carnalità, ha smosso il macigno che faceva da baluardo al cuore di Francis.
Torna la luce e tutti vedono chiaramente quello che sta succedendo:Francis sta baciando Carmen e Menino sta picchiando Al, Didier, Frederic, Adolf, tutti insieme. 
I quattro sconosciuti avventori (so i loro nomi per tigna) stanno per avere il sopravvento, ma ecco che arrivano i nostri: Richard,Pascal e Michele (il loro impresario) suonano la carica e si avventano sui quattro energumeni, come un sol uomo, poi si ridividono in quattro e ognuno prende il suo uomo (ma non erano tre?).
La cronaca: Menino è esausto ma sferra uno schiaffo a Adolf che nel frattempo viene preso a calci da Pascal appena entrato; Richard fa roteare le sue mani-pala così velocemente che in pochi istanti la temperatura del locale si abbassa di 5 gradi; nel frattempo Francis seguita ad esplorare Carmen con la sua lingua. E Didier e Al? Sono volati via nel momento in cui Richard è andato a regime con le sue pale-mani. La rissa volge al termine, l'arbitro consulta il cronometro il quale gli risponde
picche. Panico, incertezza. Francis non smette di esplorare Carmen,che già da un po ha preso a battere la mano in terra in segno di resa, ma lui non molla. Sa che quegli istanti sono unici,irripetibili.
A districare la situazione ci penserà la pula, prontamente intervenuta dopo mezz'ora. A parte il freddo, gli sbirri dovettero affrontare diverse situazioni spinose: 
staccare Francis da Carmen, fermare Richard, abbattere Menino, ritrovare Al e Didier e non farsi abbindolare da Michele. Ci vollero alcune ore.

La mattina dopo i segni della notte brava erano graziosamente disegnati sulla faccia dei protagonisti. Fecero praticamente scappare tutti i clienti del bar dove entrarono a fare colazione. Un bar italiano di quelli fornitissimi e veloci.
Carmen barcollò a lungo prima di trovare la strada per sedersi, poi lo fece pesantemente. Menino era nascosto dai lunghissimi capelli neri, Francis era gonfio come un rospo innamorato, gli altri, essendo neri, sembravano indenni da segni. Michele non era ancora apparso.

"E' stata una serata indimenticabile ragazzi,non credevo ai miei occhi. Siete stati fantastici, invece di chiedervi i danni, avrebbero dovuto pagarvi per la performance!"  irruppe Carmen trangugiando il suo gin
"Carmen...che fai li istighi? Guarda che sono già istigati di loro, non ce n'è bisogno t'assicuro" disse con un fondo di rabbia Michele da dietro una colonna: non voleva farsi vedere in faccia finchè non avesse riassunto un aspetto umano.
La tourneè stava prendendo una brutta piega e Michele era agitato, voleva dare una svolta per risollevare le sorti soprattutto economiche della loro piccola impresa. Ma cosa poteva fare? Doveva farsi venire una delle sue idee risolutive. Non aveva chiuso occhio, tutta la notte a pensare, ma forse avrebbe fatto meglio a dormire. 
Cazzo, eppure doveva fare qualcosa.
Francis, che non aveva mai smesso di fissare Carmen, sobbalzò sulla sedia e percepì un certo dolore alle costole. Con due occhi ridotti a due feritoie continuava a studiare quella donna, materializzatasi all’improvviso da un sogno fumoso e adesso incomprensibilmente reale, lì a un metro, spudorata alla luce del sole, a far colazione col gin. Era la prima volta che accadeva una cosa del genere. Che, dopo la rissa, la donna all’origine di tutto seguisse Francis e la sua banda piuttosto che mandarli a quel paese. Una mossa che rendeva Menino sempre più nervoso, mentre nel piccolo batterista basco montava l’eccitazione. Menino guardava ogni tanto Pascal e Richard, che però erano troppo intenti a recuperare le forze a suon di brioches e spremute di arancia.
" Ma mi spieghi perchè abbiamo dovuto pagare i danni solo noi?" chiese Francis 
" Perchè sennò andavamo in galera, tutti, mio caro" rispose un po seccato Michele.
" E gli altri? Quelli che mi hanno gonfiato di botte, tutti innocenti?" 
" Si Francis, l'unico con precedenti e recidivo eri tu! E noi i tuoi complici." 

Ecco, questo era quello che imbestialiva Francis: era sempre colpa sua. Ma lui non aveva fatto niente, erano anni che non faceva niente per scatenare risse e che inesorabilmente le scatenava.
Francis passo' la mano. Non aveva voglia di parlare la sera e non aveva certo voglia di farlo al mattino. Quel mattino più del solito. Eppure qualcosa gli premeva da dentro. Qualcosa che non era il pastis buttato giù poche ore prima e che ora gli schiaffeggiava lo stomaco. Quella donna non aveva capito con chi aveva a che fare. Decise che non era quello il momento di farglielo capire. Quella era una giornata da giocare in difesa, mirando a uno squallido pareggio. Così, che quando Richard smise per un attimo di tamburellare con le sue fottute manacce sul tavolino unto e si girò verso l'entrata attratto da un ombra sulla soglia, Francis seguì il suo sguardo verso la porta. Così, tanto per fare. Tanto per cambiare discorso. Non avrebbe mai immaginato chi sarebbe entrato nel locale. 
"Merda" sbuffò girando le spalle. L'uomo era fermo sugli scalini e cercava in giro. Quel coso aveva un naso da tartufo, un culo grosso e un addome flaccido. Dovrà aver avuto oltre i cinquanta. Roba che a sbatterlo per terra non ci sarebbe voluto più di un secondo. Ma era il secondo sbagliato, in quel secondo. Francis mise una mano sul suo volto crudo poggiandola come un ventaglio. La barba era corta e dura, la pelle odorava di sudore e saliva. Le sue spalle si inarcarono per un attimo. L'attimo in cui gli altri presero a fissarlo. Un gesto da donnuccia. Una mossa innaturale. Era tutto come al solito, tranne che per quella mossa e quello stronzo all'entrata. "Merda, cosetta, quello non sarà mica tuo marito?" disse in un sibilo che saettò verso Carmen in uno sputo.
Non era il marito,e Carmen glielo fece capire ammollandogli uno schiaffo chiarificatore. Quello sulla porta era suo padre e Francis l'aveva offesa due volte. Xavi,così si chiamava, si avvicinò alla coppia (ex?) turbato dalla reazione della figlia. Lei fece le presentazioni e lasciò di stucco il povero Francis che ancora si teneva la guancia colpita.
Ma le sorprese non erano finite: in quello stesso istante entrò nel bar un altro uomo sospetto in quanto indossava solo un pigiama con fantasia di cammelli verdi su fondo giallo.
Era veramente troppo per tutti i presenti.Senza un'apparente ragione (se non il pigiama), tutti se la presero con il nuovo venuto, sfogando su di lui tutto il nervosismo accumulato. Ma lui li zittì con un gesto perentorio della mano e attaccò una canzone di una bellezza struggente.

Accade raramente che il silenzio abbia la velocità di un lampo a farsi strada. Fu quello che accadde in quel locale: nel tempo di un nanosecondo, tutto tacque appena quel tizio mise in moto le sue corde vocali. Un po' per lo stupore. Un po' per la melodia. Tutti furono attratti - e zittiti - da questo misterioso personaggio.
Il suono della sua voce si diffondeva per la sala come quello prodotto dal piffero di incantatori di serpenti. Quelle note stavano piacevolmente eccitando le menti di tutti i presenti, senza bisogno di altre diavolerie da trangugiare o fumare per metterle in moto. In alcuni questo stimolo si traduceva in allegria, in altri in tristezza, in altri ancora in gioiosa malinconia. 
Michele sembrava stesse impegnando tutti i suoi neuroni nell'analizzare gli impieghi possibili di quella canzone per dare finalmente una svolta alla attività. Pascal e Richard concepivano un arrangiamento e si infiammavano nel proiettarsi in quello che consideravano già un successo. 
Carmen era assolutamente assente. Anche il livello del suo gin era immobile come i suoi occhi. Fermi a guardare il tizio esibirsi allo stesso modo di chi guarda i movimenti del cucchiaino nel caffè dopo il risveglio: lo sguardo è là ma i pensieri viaggiano in tutt'altre direzioni. Chi o cosa l'aveva rapita? Il canto struggente o l'uomo misterioso?
Francis stava volando. Pindaro gli faceva un baffo. Oggi paragoneremmo i suoi voli ai ping fra più server collocati in ogni angolo del mondo. Non riusciva a staccare gli occhi da Carmen. Era riuscito a vedere cosa sarebbe successo se avesse dato seguito alle emozioni che stavano sbocciando per lei. Ed era riuscito a vedere anche la fine di quella storia mai iniziata davvero. Contemporaneamente già aveva individuato una preda da azzannare per votarsi, così, al sacrificio.
Menino era l'Ulisse di turno: l'unico a non essere incantato dalla melodia. E senza neppure aver dovuto infilare nelle orecchie chissà cosa... Era tutto preso da Francis. Lo osservava. Lo scrutava mentre guardava Carmen che lui stesso aveva notato assente. 
Ancora una volta Menino riuscì ad intravedere quel lampo negli occhi di Francis nell'attimo esatto in cui si accendeva. Fu più svelto Menino una volta tanto ad anticipare lo slancio di Francis e placcarlo come fa il più bravo degli Outside linebacker durante un superbowl. Lo bloccò così violentemente che la spinta di Menino su Francis, impossibilitato a muoversi per il placcaggio, terminò direttamente fuori dal locale.

Rialzandosi si accorsero che fuori dal bar c'era una folla di curiosi che avevano seguito cammelli verdi per vedere come andava a finire, ma ora guardavano tutti verso di loro. Certo l'uscita dal locale non era stata delle più eleganti, ma che c'era da guardare? Si rialzarono col massimo della dignità e rientrarono. La situazione era invariata: lo sconosciuto in pigiama da deserto seguitava a cantare e per i presenti questa era l'unica cosa che contava. La scena sembrava dipinta tanto tutti erano immobili con lo sguardo rapito verso l'incredibile personaggio che sembrava non accorgersi di nulla, preso completamente dalla musica ( che sentiva solo lui evidentemente). Il padre di Carmen e Menino sembravano gli unici a non essere rapiti e incantati. Poi scopriremo anche il perchè, intanto vi basti sapere che di li a poche ore gli eventi di quella mattina assursero agli onori della cronaca.
Nel frattempo nel locale, Carmen stentava a riprendersi. Capiva perchè il padre fosse andato a trovarla. La contemporanea presenza del tizio misterioso le faceva intuire che non poteva trattarsi di una coincidenza. Non sentiva quella canzone da decine di anni, da quando, cioè, sua madre gliela cantava per aiutarla a prendere sonno. Ma era impossibile che qualcun'altro la conoscesse. Era una canzone inventata di sana pianta tra quelle mura domestiche. O almeno, era quello che sua madre le lasciava intendere. 
Carmen aveva iniziato ad appassionarsi al canto in virtù della dolcezza della voce materna e di quella melodia cantata per lei. E quel tizio buffo, nonostante avesse dimostrato di cosa fosse capace, stonava comunque. Non aveva nulla a che fare con quel brano. Come faceva a conoscerlo? Le uniche due persone all'interno della stanzetta erano lei e la madre. Era confusa. Non riusciva a capire se fosse triste per il ricordo di quel momento di infanzia o se per sentirsi violata in qualcosa che apparteneva a lei e solo a lei. A queste domande avrebbe potuto rispondere solo Xavier. Ma non quella sera. Prima di scoppiare a piangere aveva solo un desiderio: farsi abbracciare da Francis. 
Diede un'occhiata in giro e non lo trovò. Non riusciva più a trattenere il magone che premeva prepotentemente alla gola per farsi strada ed uscire. 
Scappò verso l'uscita nell'attimo esatto in cui, dall'uscita di emergenza opposta, entrarono Francis e Menino. Francis nel vederla scappare fuori , prese a calci il maniglione antipanico e si diresse verso una donna attraente, quella stessa donna a cui aveva già messo gli occhi addosso. Il fragore del calcio aveva attirato l'attenzione di tutti quelli che erano rimasti nel locale, tra cui la band e Michele, i quali nel vederlo avanzare deciso verso il tavolo della donna, si prepararono al peggio. Sta di fatto che, un po' per gli occhi impauriti della ragazza, un po' perchè senza la presenza di Carmen il suo gesto perdeva di significato, Francis si limitò a salutarla baciandole la mano, senza staccare mai lo sguardo dagli occhi di lei.

Che la situazione fosse incasinata era evidente, ma che addirittura si stessero chiarendo situazioni familiari regresse e incancrenite in un bar pieno di estranei era troppo. Xavier, pallido come un morto, si avvicinò a Carmen, senza incrociarne lo sguardo, ma fisssando un punto preciso del soffitto."E' arrivato il momento che io ti racconti un po di cose del mio passato" Le disse quasi sussurrando. Carmen lo guardò come se lo vedesse per la prima volta e non emise suono alcuno. Restò li a guardarlo come inebetita.
il misterioso tipo in pigiama continuò a cantare,tranquillo,con voce suadente ma del tutto naturale,come se quello che stava accadendo non gli procurasse la benchè minima reazione.le luci del locale erano basse,fredde(non che i vetri sporchi delle finestre potessero ben filtrare la luce del sole ormai alto),ma un piccolo faretto,che probabilmente era attaccato al soffitto da anni,illuminava perpendicolarmente la sagoma del nostro uomo dei misteri.così illuminato il suo viso si poteva osservare bene:sulla quarantina,capelli arruffati e mossi,di un bel castano lucente,forse un pò sporchi, la barba di una settimana gli conferiva un'aria vissuta, stanca, le sue mani tenevano con gentilezza l'asta del microfono...ma ciò che colpiva maggiormente (probabilmente in particolar modo carmen) era il suo modo di fare, la postura:cantava tenendo quasi sempre gli occhi chiusi,come se emettendo le sue note viaggiasse astralmente, ignaro di tutto il resto, le braccia erano vicine l'una all' altra, sembrava pregasse una divinità solo a lui nota, le gambe erano leggermente divaricate, e la sua testa spettinata trasmetteva dolcezza e incuria nella sua posizione leggermente inclinata a destra. Strano uomo quello: il suo fare dava un'idea di fragilità e pace profonda insieme...chissà se riaprendo gli occhi si sarebbe accorto che Francis era riuscito a divincolarsi dall'amico e si stava dirigendo verso di lui.
Il piccolo batterista aveva una sola cosa in mente in quel momento: rissa! "Stai a vedere" sussurrò in un orecchio ad una ormai rassegnata Carmen e si diresse verso quell'improbabile figura che
seguitava a cantare sopra a tutto e tutti. Quando gli fu davanti, i suoi propositi bellicosi si arenarono su quello sguardo sognante, quella gioia mesta, quella persona vera fino al midollo. Come d'incanto Francis si ritrovò pervaso di una calma sconosciuta, una calma che aveva smesso di cercare tanto tempo fa. E adesso era lì immobile come una statua, nudo davanti ad uno sconosciuto, interamente se stesso.
In quel preciso momento l'uomo in pigiama smise di cantare e successe il putiferio: tutte le domande, le reazioni, i commenti che erano stati cristallizzati dall'intensità e la bellezza di quel canto, esplosero tutti insieme e la confusione che ne seguì aveva contorni apocalittici. Tutti volevano sapere chi fosse quell'incantatore in pigiama e perchè Menino avesse placcato Francis in maniera così violenta.  Xavier, il padre di Carmen non disse nulla anche se avrebbe potuto dare risposta a molte delle domande che echeggiavano nel locale. Ma lui era intento a raccontare a Carmen la sua storia. La storia di un altro figlio avuto prima di lei di nome Samuel affetto da autismo fin dalla più tenera età e per questo ricoverato in un istituto da oltre 30 anni. La reazione di Carmen fu stupefacente: si alzò dal tavolo e corse ad abbracciare Samuel. Michele assistette a quella scena e fu pervaso da una commozione grande e piena di riconoscenza per quella famiglia sui generis che gli aveva anche fornito l'idea che cercava. Prese una sala prove in affitto per una settimana, ci sbattè dentro tutti e disse" Ora fatemi vedere che cosa sapete fare. Fra tre giorni abbiamo un concerto a Milano e lo faremo con un repertorio nuovo, con dentro anche pezzi che canterà Carmen." Nessuno disse niente. Tutti si misero a srotolare cavi e attaccare jack, in un silenzio contento.
Furono due giorni di fuoco, ma il gruppo reagì bene e l'amalgama con la cantante fu incredibilmente immediato. Di solito i musicisti jazz quando devono accompagnare una cantante si sentono in gabbia, costretti a rimanere nei ranghi, a rispettare la linea melodica. Ma con Carmen era diverso, era una vera cantante jazz che non andava accompagnata, ma bastava fare musica e lei ci cantava sopra, inventando parole o facendo vocalizzi : era un'altra voce autonoma del gruppo. Michele era entusiasta e man mano che andavano avanti con le prove, si convinceva sempre di più della bontà della sua scelta.Con Carmen il gruppo acquistava molto sia dal punto di vista scenico che musicale.Lavorandoci sopra con un po più di calma era sicuro che si sarebbe potuto tirare fuori un sound, una cifra musicale, del tutto nuova nel panorama europeo. Già pensava a un disco che avesse finalmente una qualche valenza commerciale.
A Milano il concerto fu un successo.Suonarono in un locale storico della città, il Rolling Stone, e la risposta del pubblico fu più che confortante. Alla fine del concerto scattò l'operazione "anticipo su Francis". Michele aveva rintracciato una sua amica di Milano,"appassionata" di musicisti e aveva architettato un piano per evitare che Francis desse luogo alla sua solita performance. Laura era anche molto bella e Michele era sicuro che avrebbe funzionato. Piazzò Laura in un tavolo in prima fila, insieme a Stefano (un comune amico complice del piano) e attese gli eventi, sereno.Ma quella sera successe l'inaspettato: Francis non individuò Laura e neanche nessuna delle altre, era completamente preso dalla musica e da....Carmen. Una canzone rimase in testa a tutti quelli che assistettero al concerto, la puoi ascoltare qui sotto: